Recensioni e critica

Le parole dei lettori e della critica

Una raccolta di testimonianze, recensioni e riflessioni dedicate alle opere di Rita Armanda Bigi in continuo aggiornamento.

Cinque giorni… tante vite

Giorgio Gramolini

L’originalità di questo romanzo sta nel proporre la storia di una relazione sentimentale che – nonostante la sua brevità materiale – assurge a una dimensione che va al di là delle contingenze spazio-temporali.

Elisa, studentessa del Liceo Classico Vittorio Emanuele II

Una narrazione ricca di significati segreti, un tempo, illusoriamente stabilito, che sembra protrarsi in eterno e… un Amore, inizialmente radicato nelle azioni degli amanti, ma poi estremamente libero dai vincoli

Roberto

Una bella e originale storia d’amore da seguire come un’avvincente partita di pingpong in cui la pallina altro non è che la parola abilmente girata in dritti e rovesci nel ritmo incalzante di un dialogo che lascia senza fiato. In gioco c’è la Libertà di una vita piena e realizzata aldilà di ogni limite.

Corrado Manzotti, il libraio psicologo

Ha avuto un bel coraggio l’autrice a scrivere questo romanzo d’amore e a parlare di sé in maniera così intima e aperta, “senza imbarazzo alcuno”. Per la Libertà e la sincerità che la contraddistingue e che riesce a condividere

Morena Lanari

Narrazione intrigante che coinvolge a poco a poco…autobiografia? Pura fantasia?? Tempo sospeso tra sogno e realtà. Aspettative emotive mai paghe. L’ignaro lettore cattura un particolare decisivo…e l’attimo dopo è già perso in un viaggio onirico, denso di simboli e richiami.

Patrizia Lizzadro, insegnante

Ho letto questo romanzo con le farfalle nello stomaco dall’inizio alla fine. Ero, forse, condizionata dalla conoscenza diretta che ho dell’autrice e neanche quell’"immenso vuoto” di cui parla all’inizio ha smorzato le mie aspettative.

Eleonora Mancini, scrittrice

Quando Rita mi dà da leggere il suo romanzo, le rispondo con aria di sfida: “Attenta! Ho appena finito di rileggere Anna Karenina!”. E in effetti sono ancora sotto l’incanto degli innumerevoli ritratti psicologici che il genio di Tolstoj forgia.

Vincenzo Varagona, giornalista e scrittore

Leggendo il libro di Rita Bigi non sai se essere affascinato dalla “Fiera delle coincidenze” o da questo filo sottile che lega episodi, personaggi, storie, anche numeri, che nell’economia del testo incidono profondamente.

Marta, cultrice di storie

Per quante storie d’amore si possano leggere, non se ne troverebbe una sola avvincente come questa che unisce la realtà ed il mistero dell’esistenza.

Cliente Amazon

Cinque stelle e più, per una narrazione che scorre leggiadra, su un dialogo incalzante e dinamico, pregno di profonda filosofia di vita, trattata con gioiosa freschezza dai due protagonisti.

Cliente Amazon (2)

Storia di anime che, nel grande mistero della vita, dove nulla è facile ma niente è impossibile, si incontrano per un intenso, struggente, folgorante, unico attimo…

Robì

Una storia bella, di quelle che fanno bene al cuore e che si legge tutta d’un fiato. Molto abile è stata l’autrice a trattare il tema della disabilità riuscendo quasi a non farla notare in quanto irrilevante.

Manuel, studente del Liceo Classico Vittorio Emanuele II

L’amore di una donna di confine, ai limiti della realtà. Un desiderio che va oltre ogni ostacolo, di spazio e di tempo, perché, nonostante tutto, non esiste distanza che l’amore non riesca a percorrere.

Sette storie di confine

Donatella Loforese

La minuziosa capacità descrittiva con cui l’autrice ci racconta di ambienti, di riflessioni e dialoghi fra e con i protagonisti, ci coinvolgono in una lettura senza cedimenti, interessante e piacevole.

Maria Luisa Rossetti

Profonda l’analisi psicologica dei personaggi e delle situazioni, basate prevalentemente sul ricordo e sul passato, in cui qualcuno può anche riconoscersi.

Francesca Blasi

Racconti fluidi che focalizzano l’attenzione su elementi insoliti. Le descrizioni dei personaggi e delle loro vicende immergono il lettore nel surreale lasciandolo sospeso ai confini di una realtà parallela.

Ilvia Daiqui

Sette racconti che portano con piacevole leggiadria fuori dal confine del tempo. Brava l’autrice che sa giocare con il lettore portandolo per mano nel passato, presente e futuro dei suoi personaggi.

Raimondo Palmas

Racconti a tratti intriganti e con una capacità descrittiva notevole, principalmente nelle rappresentazioni minuziose ed incantevoli del mare, in tutte le sue manifestazioni a volte sorprendenti ed inattese.

Matteo Marciano

Libro scritto molto bene, letto avidamente dato che è interessante da leggere. Lo regalerò per Natale ad amici e parenti.

Giobix

I sette racconti sono veramente al confine della realtà della normale vita quotidiana; quel confine viene sempre superato ma non da tutti i personaggi delle storie bensì solamente dal femminile Io Narrante.

Cliente Amazon

Racconti fuori dalla banale realtà di tutti i giorni; piacevoli da leggere, ti portano a pensare se l’immaginario non sia poi così vicino alla vita quotidiana di ciascuno di noi.

Silvia

Bello si legge tutto d’un fiato. Non puoi non amare i personaggi femminili che si susseguono nei vari racconti. Decisamente consigliato.

Cliente Amazon (2)

Caratterizzato da una vocazionale capacità di penetrare nei meandri psicologici dei personaggi, il libro ci presenta sette storie apparentemente “di tutti i giorni”.

Io respiro, tu respiri, noi ci ispiriamo

Pastorale Giovanile

Una piacevole sorpresa, fuori dagli schemi a cui siamo abituati quando prendiamo visione dei vari sussidi per educatori. L’obiettivo è quello di un accesso all’Io più profondo del ragazzo.

Il Maestro, mensile dell’AIMC

Un libro fuori del comune… che possiede il merito dell’originalità: senza le pretese di un trattato esauriente.

Luisa Santinello – Meditare per crescere

«Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa». «La A mi apre, l’anima mi esce e appare infinita, emette un suono forte, chiaro che toglie il respiro...»

Giorgio Gramolini

L’originalità di questo romanzo sta nel proporre la storia di una relazione sentimentale che – nonostante la sua brevità “materiale”, o forse proprio per questo – assurge a una dimensione che va al di là delle contingenze spazio-temporali. Il racconto è sviluppato molto bene sia dal punto di vista narrativo che stilistico, senza concessioni alla retorica o al sentimentalismo, e coinvolge il lettore lungo tutto l’arco del libro, che può dividersi in due parti: una prima che potremmo definire narrativa, dialogica, “storica”, e una seconda in cui la protagonista, come in una specie di diario, registra il manifestarsi della presenza dell’amato attraverso i fenomeni della natura, la somiglianza fisica e psicologica con persone viventi, la riproposizione di riferimenti a fatti e sensazioni del passato.

Elisa

Una narrazione ricca di significati segreti, un tempo, illusoriamente stabilito, che sembra protrarsi in eterno e… un Amore, inizialmente radicato nelle azioni degli amanti, ma poi estremamente libero dai vincoli del corpo e capace di connettere due anime nella maniera più dolce.

Roberto

Una bella e originale storia d’amore da seguire come un’avvincente partita di pingpong in cui la pallina altro non è che la parola abilmente girata in dritti e rovesci nel ritmo incalzante di un dialogo che lascia senza fiato. In gioco c’è la Libertà di una vita piena e realizzata aldilà di ogni limite. A disputare la partita sono due studenti universitari, protagonisti e insieme antagonisti: un brillante laureando in filosofia, già esperto in schiacciate e battute veloci, essendo stato un giocatore di palla a volo prima che la poliomielite lo colpisse a tradimento e lo mettesse in panchina, e una ragazza, approdata da poco al mondo universitario e già impegnata nella scuola come supplente annuale. Massimo, un nome che già è tutto un programma, è lo sfidante che gioca con la maglia dell’Amore, quello a trecentosessanta gradi, seguendo lo slancio e la strategia del cuore. A contendergli il trofeo è la ragazza, che invece gioca guardinga con le ragioni della mente e delle sue convenzioni, perché rappresenta il Tempo. Il suo nome verrà rivelato solo nella battuta finale del romanzo. Insieme s’incontrano/si scontrano, si studiano/ si raccontano e s’innamorano con la stessa velocità con cui conducono la partita che durerà solo cinque giorni, finché con un rovescio mortale, inaspettato e fulmineo, la ragazza consegnerà la Libertà alla prigione del Tempo. Il gioco è totalizzante, per l’uno e per l’altra, tutto il resto viene oscurato, i paesaggi e gli altri personaggi restano al di fuori. Entrano in scena solo se funzionali alla partita e non godono di vita propria. Il mondo universitario di una Bologna anni sessanta resta di spalle. L’ Amore, che sembra irrimediabilmente sconfitto dal Tempo, lascia la scena e ciò che rimane è la routine di una vita che si consuma all’interno di un orizzonte che appare chiuso. Occorrerà aspettare cinquantacinque anni e srotolare quasi tutto il rosario della vita per la schiacciata del colpo finale, quando l’Amore, che non ha confini né di tempo né di spazio e che nessuna morte può fermare, riesce a tracciare nuovi e inesplorati territori in cui finalmente la vita può mostrarsi a una coscienza matura nel suo volto da favola. Il Tempo, smascherato dalla sua illusione cosmica, perde il suo pungiglione velenoso e i due giocatori si trovano a vincere insieme il trofeo della Libertà nella fusione sublimata di un Amore generativo creduto impossibile.

Corrado Manzotti, il libraio psicologo

Ha avuto un bel coraggio l’autrice a scrivere questo romanzo d’amore e a parlare di sé in maniera così intima e aperta, “senza imbarazzo alcuno”. Per la Libertà e la sincerità che la contraddistingue e che riesce a condividere con il lettore rischierà di essere giudicata una “sfacciata”, anche dai suoi amici, ma, grazie al cielo, si comprenderà che una donna non possiede una sola “faccia” o un solo viso e può, contemporaneamente, essere presente in tempi e luoghi diversi. Avere cor/aggio significa agire con il cuore e allora ogni prospettiva cambia, si riattivano gli occhi interiori, quelli che riescono a vedere l’oltre, al di là di ogni limite di tempo e di spazio. Grazie all’amore con il Mago del tempo, Rita spezzerà la linea di confine tra reale e immaginario, tra visibile ed invisibile, assaporerà il quotidiano farsi presente continuo, accederà al “per sempre”, ovvero alla sua più profonda essenza, mentre lo spazio limitato intorno a sé cederà il posto all’ovunque.

Morena Lanari

Narrazione intrigante che coinvolge a poco a poco…autobiografia? Pura fantasia?? Tempo sospeso tra sogno e realtà. Aspettative emotive mai paghe. L’ignaro lettore cattura un particolare decisivo…e l’attimo dopo è già perso in un viaggio onirico, denso di simboli e richiami. Storia di anime che, nel grande mistero della vita, dove nulla è facile ma niente è impossibile, si incontrano per un intenso, struggente, folgorante, unico attimo ….destinate a cercarsi e rincorrersi per il resto di tutte le vite future. L’Autrice di questo lungo racconto, splendida tessitrice di trame, non delude le aspettative del lettore . Lo accompagna attraverso un percorso a tappe, lungo tutta una vita, verso la maturità dell’essere, alla conoscenza e consapevolezza e all’illuminazione, infine. Un percorso che supera momenti di desolazione di vuoto e sconforto, dove il pensiero indugia sul “tutto è perduto” …per poi ritrovarsi nell’approdo sicuro sull’isola che non c’è… dove nulla si perde e tutto si rinnova. La vita si restringe e si espande in spazi lunghi di mille vite e amori e albe rosa e languidi tramonti viola e manti stellati e laghi salati di lacrime e vuoti abissali…e momenti che lasciano senza respiro e che da soli valgono per mille vite intere. William James dice che l’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa… e quale modo migliore di consumarla se non amando? Ma per arrivare alla vera essenza dell’amore, perché arrivi ad essere, come dice Khalil Gibran “una parola di luce, scritta da una mano di luce, su una pagina di luce” che tutto illumina e riscalda, occorre arrivare a sublimare i bisogni, le aspettative, i desideri, le passioni e a trasformarlo in ossigeno vitale, libertà assoluta, in ala per volare verso l’infinito.

Patrizia Lizzadro, insegnante

Ho letto questo romanzo con le farfalle nello stomaco dall’inizio alla fine. Ero, forse, condizionata dalla conoscenza diretta che ho dell’autrice e neanche quell’.immenso vuoto” di cui parla all’inizio ha smorzato le mie aspettative. In un certo senso era già come se sapessi dove sarebbe andata “a parare”. L’iniziale sensazione di disincanto, di assenza di entusiasmo della protagonista, una giovanissima universitaria, nonostante il linguaggio ricercato e poco contemporaneo della scrittrice, ha fatto sì che il romanzo appartenesse al mio tempo, a questo tempo abitato da molti giovani senza incanto…e senza colpa. Questa condizione psicologica di “immenso vuoto” mi è sembrata, infatti, una cosa provvisoria, un preambolo stilistico, necessario ad anticipare un tempo fertile di bellezza e appagamento. Come quando da bambini ci raccontavano le fiabe e queste spesso iniziavano con antagonisti che non promettevano niente di buono. Ci facevano un’infinita paura e ci nascondevamo sotto le lenzuola per proteggerci, quasi che, non ascoltando, avremmo potuto difenderci dalle fauci del drago furente. Così facendo, riascoltando infinite volte queste fiabe, abbiamo avuto modo di conoscere bene il “nemico” e di affinare le nostre “armi” interiori, utili a sconfiggerlo e a trasformarlo nel nostro desiderio…in qualcosa da amare. Ecco, questo disincanto della protagonista mi ha preparato interiormente ad accogliere, con lei, un disegno già scritto, la soluzione pronta da agire. Il vero protagonista del romanzo, Massimo, un brillante universitario, è la chiave di volta della situazione. Colui che sposta il punto di osservazione di tutti quelli che gli girano intorno ai quali dispensa aiuto spirituale ben mascherato da dispense gratuite, traduzioni di versioni latine e lezioni generosamente date…. Insomma, l’amico ideale…quello che ognuno vorrebbe incontrare di fronte agli ostacoli della vita. Un Buon Samaritano contemporaneo e frizzante…… Il disincanto di lei, grazie a lui, inizialmente si trasforma in cauta freddezza (finalmente un’emozione!!), in distacco un po’ pungente a mo’ di difesa, penso. Anche io avrei avuto paura dell’intensità di Massimo. “Dove vuole arrivare questo? …dove posso arrivare io con lui? …sarò sempre io?…..” Massimo è potente, intenso, pieno di interessi, di impegni sociali ed è sempre circondato di amici affettuosi e di belle ragazze. Tutto questo, nonostante la disabilità. Anzi, sembra che la disabilità sia un segno considerato, dalla protagonista (e anche dal lettore) solo all’inizio della frequentazione….perchè lentamente, il fuoco si sposta sugli sguardi che promettono, sulla profondità delle parole dette sempre al momento giusto, sul discreto toccarsi dei due protagonisti…. Discreto, ma intensamente sensuale. Non c’è nulla di concreto fra i due, ma il romanzo è pieno di sensualità che a volte perde i confini e si ha l’impressione che appartenga più al lettore che ai protagonisti. (A questo punto intuisco l’universalità del tema e diventa forte e solidale la comunione con la protagonista). Patrizia Lizzadro, insegnante L’intensità di questa sensazione modifica il mondo interiore della ragazza, la quale si affida sempre di più a questo giovane universitario così amato da tutti per la luce che trasmette. Lei inizia a perdere la sua aria “frigidina”, nonostante faccia sforzi (inutili) per continuare a sembrarlo. Non so se c’è consapevolezza da parte di lei, ma “l’immenso vuoto” cambia, diventando una profondità prolifica di benessere. Diventa uno spazio pieno di contenuto vitale e perciò necessario, inevitabile e progressivo …. Massimo dimostra di avere il potere di dare pienezza al vuoto, di attivare quelle emozioni positive che accendono la ragazza dandole leggerezza, ma nello stesso tempo stabilità e fiducia nel presente in cui vive. Il qui ed ora diventano nel corso del romanzo lo spazio del loro agire. È come se tutto, universalmente e improvvisamente, avesse senso solo nel presente. “Lui ha scoperto il presente e lo vive in una dimensione nuova, intensa, anche se drammatica.” dice Massimo parlando del ragazzo che non ha speranza di vita. Massimo, come Virgilio, guida la giovane universitaria ad osservare con occhi nuovi e cuore aperto la realtà e le dà le chiavi spirituali per agirla in pienezza. Lui, l’universitario disabile, che gli amici pensano abbia avuto un cervello in più al posto della gamba malata…(una compensazione vantaggiosa, direi….e il pensiero va ad altre disabilità, perfettamente compensate e Massimo ne dà conferma) Lui la riempie di significato, così come fa con tutti, perché in realtà Lui è lì per tutti: amici, conoscenti e lettori …Massimo è la chiave universale per accedere alla comprensione interiore. È di certo questo, altrimenti non si spiegherebbe la sensazione che suscita: quella di prenderci per mano, tutti, e di guidarci verso un luogo interiore di certezza e appagamento. La morte di Massimo non modifica nulla…è uno strazio che dura un attimo infinito, ma riconferma il valore dell’esperienza pienamente vissuta, la quale spalanca opportunità inimmaginabili nonostante, ed oltre, la vita fisica.

Eleonora Mancini, scrittrice

Quando Rita mi dà da leggere il suo romanzo, le rispondo con aria di sfida: “Attenta! Ho appena finito di rileggere Anna Karenina!” E in effetti sono ancora sotto l’incanto degli innumerevoli ritratti psicologici che il genio di Tolstoj forgia con maestria e straordinaria capacità di ascolto e comprensione. Rita però – e chi la conosce lo sa – è la maga dell’iperbole e della provocazione creativa e la mia prossimità con Tolstoj le fa un baffo: mi manda il file del manoscritto e mi dà sette giorni per scriverle una recensione. Ho sgarrato di due giorni e per l’ennesima volta ne ha avuto ragione lei, nonostante Tolstoj. Lasciando in buona pace nelle sue vette il genio russo, resta il fatto che il fine, a cui chi scrive generalmente tende, è quello di catapultarci in una moltitudine di modi diversi di sentire, di vivere, di interpretare la realtà. Leggere o ascoltare Rita, invece, significa lasciarsi assorbire da un vortice che ruota in senso esattamente opposto e che fagocita il lettore nelle spire caleidoscopiche della sensibilità dell’Autrice: unica, dominante, soggettiva. Ed il bello è che quel vortice, che ti trascina dentro la peculiare spiritualità di Rita, legge gli eventi della vita in maniera non meno coinvolgente e ricca. Governato da un punto di vista prepotentemente soggettivo ed esclusivo, prende dunque forma in questo libro la figura di Massimo, il protagonista, l’innamorato, colui che sa dare e sa ricevere amore e che soprattutto sa trasformare in atto di amore il tempo presente, l’unico che Massimo accetta di prendere in considerazione, dando “massimo” valore ad ogni istante vissuto. Massimo, che esercita un fascino travolgente ed ipnotico su chiunque lo avvicini, nonostante il suo handicap fisico. Massimo, che un po’ ti respinge e molto ti innamora per quella sua capacità di essere vero e di leggere quanto di autentico c’è negli altri. E poi Massimo e la protagonista, che si innamorano, ma non per vivere una relazione come chiunque, ma per aprirsi ad altro amore, che si espande e si sublima come sanno fare i santi e i martiri. E infine Massimo, che come un santo o un martire muore, offrendo la propria vita in uno slancio di generosità che dura un attimo: un attimo di presente da non lasciarsi sfuggire, da vivere ancora una volta fino in fondo, fino a morirne, senza quasi rendersene conto. La prima parte della storia è ambientata nella Bologna universitaria degli anni ’60, vivace, goliardica, eppure non estranea all’impegno civico in cui Massimo e la sua compagnia si immergono con generosità ed entusiasmo. Un mondo studentesco che trasforma chi lo vive in pienezza, ma che spiazza chi vi si immerge occasionalmente, come la protagonista. L’incontro delle due anime non è però nella storia ordinaria e quotidiana, ma è in una dimensione spirituale trascendente, in cui entrambi i protagonisti vivono all’unisono e dove non possono non riconoscersi e trovarsi. Questa chiave spirituale di lettura è quella necessaria per intendere la seconda parte del libro, dove l’Autrice ci sfida a seguirla nell’iperbole che riconosce i mille segni di presenza che Massimo ed il suo amore (dato e ricevuto) lasciano nello scorrere quotidiano della vita, nonostante la sua morte, nonostante razionalità e buonsenso. Massimo è nella coincidenza di una data, nell’immagine di un ragazzo disteso sulla spiaggia, nel nome sorprendente di un bimbo, nello sguardo profondo di una bimba. Massimo è ovunque e sempre, purché si abbiano cuore e occhi per trovarlo e il non vederlo è quanto di più grave ci si possa perdere nella vita. Massimo è un amore perduto, è l’assoluto cercato, è il consolatore invocato ed è quant’altro l’uomo insegue nello spazio stretto tra la vita e la morte, l’unico che gli è concesso. Massimo è l’ardire di credere che la presenza del trascendente nei nostri giorni sia scritta da segni (in)significanti ed evidenti come le note per chi suona, come l’alfabeto per chi scrive: possono restare tratti sulla carta o possono essere vette di melodia e poesia. Basta solo saperli leggere. E così l’iperbole “à la Rita” prende il volo, si innalza e stordisce. Puoi non crederci, puoi diffidarne, puoi persino beffartene, ma un interrogativo ti resta nel cuore e ti tormenta: “…e se fosse così?”. Lo stile è bello e la lingua ricca, impreziosita da versi da leggere ad alta voce e nel silenzio.

Vincenzo Varagona, giornalista e scrittore

Leggendo il libro di Rita Bigi non sai se essere affascinato dalla ‘Fiera delle coincidenze’ o da questo filo sottile che lega episodi, personaggi, storie, anche numeri, che nell’economia del testo incidono profondamente. Poi ti accorgi che non è importante capire se a regolare la narrazione sia il destino, la fantasia, o una realtà che spesso sconfina in logiche prive di spazio e di tempo. Rita Bigi racconta la sua vita riassumendo in poche decine di pagine una vita lunga che l’amore rende senza tempo. Non è solo un libro, perché fuori dalle righe lei racconta la sua vita con la leggiadria di una ventenne, con il sorriso e quasi l’imbarazzo di chi sa di raccontare una verità che ha il destino di non essere creduta. Che l’amore ringiovanisca sembrerebbe affermazione quasi banale, eppure leggendo e ascoltando Rita si ha la percezione di una storia bellissima, vera e concreta, vissuta con pienezza, soddisfazione e gratificazione. S’ è stato solo un sogno? Difficile crederlo. Ma cosa importa. Emerge una deliziosa storia d’amore, che tiene con il fiato sospeso e restituisce un filo di speranza nella vita, nella consapevolezza che davvero, alla fine, a vincere sarà la bellezza.

Marta, cultrice di storie

Per quante storie d’amore si possano leggere, non se ne troverebbe una sola avvincente come questa che unisce la realtà ed il mistero dell’esistenza. C’é molto di nuovo in queste pagine, molto su cui riflettere, in primis, la morte esiste per tutti? O é possibile che agli amanti protagonisti del libro venga concesso di attraversare il confine come se, nel continuum spazio temporale della vita di tutti, una via si divaricasse per loro, consentendo il ritrovarsi ed il rivivere la potenza dell’amore assoluto? Che fascinazione…

Cliente Amazon

Cinque stelle e più, per una narrazione che scorre leggiadra, su un dialogo incalzante e dinamico, pregno di profonda filosofia di vita, trattata con gioiosa freschezza dai due protagonisti: ragazzi uniti da un sentimento destinato a superare le barriere dello spazio e del tempo. L’Autrice, ancora una volta, ci sa trasmettere il messaggio d’amore che il trascorrere della vita arricchisce d’intensità e matura sensualità; come il significato della poesia, a cornice del romanzo… il tempo può morire ma resta l’amore nel persempre ..al di là della vita stessa.

Robì

Una storia bella, di quelle che fanno bene al cuore e che si legge tutta d’un fiato. Molto abile è stata l’autrice a trattare il tema della disabilità riuscendo quasi a non farla notare in quanto irrilevante. La narrazione risulta impreziosita da poesie e tutto scorre verso un finale insolito e imprevedibile. Originale l’artificio stilistico di svelare il nome della protagonista solo alla fine della storia.

Donatella Loforese

La minuziosa capacità descrittiva con cui l’autrice ci racconta di ambienti, di riflessioni e dialoghi fra e con i protagonisti, ci coinvolgono in una lettura senza cedimenti, interessante e piacevole. Nel raccontarci gli episodi anche più comuni della sua giornata, la scrittrice ci rende partecipi del suo “tutto” donandoci quell’energia vitale, balsamo per ognuno di noi, che il suo sguardo sempre sicuro e ottimistico della vita sa cogliere.

Francesca Blasi

Racconti fluidi che focalizzano l’attenzione su elementi insoliti. Le descrizioni dei personaggi e delle loro vicende immergono il lettore nel surreale lasciandolo sospeso ai confini di una realtà parallela.Lessico ricercato ma scorrevole che dà un valore aggiunto a ciascun racconto.

Ilvia Daiqui

Sette racconti che portano con piacevole leggiadria fuori dal confine del tempo. Brava l’autrice che sa giocare con il lettore portandolo per mano nel passato, presente e futuro dei suoi personaggi, impregnandolo di fluttuante realtà unita alla consapevolezza di una profonda immaginazione. Si ammira l’originalità della scrittura armoniosa che fa gustare con avidità i sette racconti come fossero, dolci ciliegie. Ne consiglio, assolutamente, la lettura !!

Raimondo Palmas

Racconti a tratti intriganti e con una capacità descrittiva notevole, principalmente nelle rappresentazioni minuziose ed incantevoli del mare, in tutte le sue manifestazioni a volte sorprendenti ed inattese. Deliziosa la descrizione di alcuni personaggi come zio Tilli, Willy e la sua singolare cecità. L’autrice nel raccontare un’apparente quotidianità, a volte con aspetti fantastici, in realtà scava profondamente negli stati d’animo dei personaggi. Dalla narrazione in prosa traspare, a tratti, la vena poetica che cerca e trova sfogo nel corso della narrazione e sopratutto nel racconto conclusivo del “Guardiano del Faro”. Altro appiglio per tornare al mare. Ottimo, da consigliare.

Giobix

I sette racconti sono veramente al confine della realtà della normale vita quotidiana; quel confine viene sempre superato ma non da tutti i personaggi delle storie bensì solamente dal femminile Io Narrante, la più forte presenza che, sola, sa andare avanti ed indietro nel tempo, raggiungendo spesso dimensioni cosmiche. Nel mondo attorno a sé si trasformano e con lei agiscono forme di vita non umane ma intime al suo cuore, fenomeno possibile per l’innata consapevolezza che nella natura in cui è immersa nulla le può essere alieno. E questo i versi finali del settimo racconto ce lo sanno ben dire. L’opera è soffusa di quel realismo magico di cui abbiamo già letto in mirabili capolavori letterari ai quali si avvicina per originalità, per il potente controllo della scrittura, per lo stile sicuro, estremamente scorrevole.

Cliente Amazon (2)

Caratterizzato da una vocazionale capacità di penetrare nei meandri psicologici dei personaggi, il libro ci presenta sette storie apparentemente “di tutti i giorni”, che, ad un tratto del cammino, dirottano il lettore verso finali mai scontati, a volte inattesi, spesso sorprendenti. Talvolta, l’autrice si lascia trascinare dal gioco della scrittura, che mostra di ben padroneggiare, eccedendo in un particolarismo descrittivo che rischia di incrinare la armoniosa proporzione del racconto. Per un ammiratore di Balzac, comunque, è un leggero e quasi dolce peso!

Pastorale Giovanile

Una piacevole sorpresa, fuori dagli schemi a cui siamo abituati quando prendiamo visione dei vari sussidi per educatori. L’obiettivo è quello di un accesso all’Io più profondo del ragazzo, quello che trova più spazio di espressione nelle emozioni e nei contenuti inconsci che nella pura razionalità. E la chiave di accesso sono la consapevolezza, l’immaginazione, la meditazione. La modalità espressiva dell’interiorità raggiunta sono poi comunicazioni, racconti fantastici, poesie. Il libro è un insieme di unità didattiche in cui teoria e pratica e testimonianze dal vivo rendono questo lavoro originale, di uso immediato e… aperto a nuovi contributi e nuovi percorsi.

Il Maestro, mensile dell’AIMC

“Un libro fuori del comune… che possiede il merito dell’originalità: senza le pretese di un trattato esauriente”. Si legge, cosi, nella prefazione al testo che affronta un tema nuovo quale è, appunto, l’educazione alla meditazione, da parte di tutti coloro che hanno il difficile compito di accompagnare e prendersi cura di bambini e ragazzi in campo scolastico, in famiglia, in parrocchia e nelle psicoterapie brevi. Il libro si colloca sul versante di un’autentica pedagogia dell’ascolto, finalizzata al recupero ed alla valorizzazione del ricco mondo interiore dei bambini/ragazzi. La teoria e la pratica, suddivise in unità didattiche, sono espresse in termini chiari ed accessibili e le molteplici testimonianze raccolte tra i ragazzi di scuola elementare e media rendono l’opera autentica ed originale. Un testo che, senza correre il rischio di fare del banale psicologismo, può risultare utile nella quotidiana pratica didattica e educativa.

Luisa Santinello – Meditare per crescere

«Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa». «La A mi apre, l’anima mi esce e appare infinita, emette un suono forte, chiaro che toglie il respiro, le cose brutte dentro di me si disperdono nell’aria, le porte si aprono. Il suo colore è il rosso». Claudia, 12 anni, iscritta alla seconda media, è reduce da un esercizio di vocalizzazione assieme ai suoi compagni di classe. A ogni lungo respiro ha scandito una lettera, prolungandone il suono. Poi ha descritto quel che ha provato, quanto ha visto con gli occhi della mente e del cuore. Questo è solo uno dei molti esercizi che, una trentina di anni fa, alcuni studenti della scuola media Donatello di Ancona hanno sperimentato su impulso della loro prof di lettere, Rita Armanda Bigi Falcinelli. Sotto esame c’era un nuovo metodo didattico fatto di associazioni e dissociazioni tra oggetti, esperimenti vocali, di respirazione e di dilatazione fantastica, tecniche di rilassamento per imparare a osservare la realtà e a conoscere meglio se stessi. Gli anni sono volati, ma l’efficacia di tali insegnamenti è rimasta immutata. Ecco dunque spiegata la riedizione di questo manuale-eserciziario vergato dalla docente Falcinelli in collaborazione con una psicoterapeuta (Marzia Pileri), e rivolto a genitori, insegnanti, educatori contemporanei. Tra attività da improvvisare con i piccoli in classe o a casa e testimonianze di chi ne ha già appurato l’efficacia, il libro elegge silenzio e meditazione a pilastri fondamentali del benessere psico-fisico nei giovani. Una volta tanto le classiche lezioni frontali alunno-docente cedono il passo all’auto-ascolto. E il rendimento scolastico ci guadagna. «Con l’educazione all’emozione – scrivono le autrici – si vuole recuperare la capacità di esplorazione del proprio vissuto interiore per imparare ad uscire dagli stereotipi, dagli automatismi dannosi e inconsapevoli e imparare invece ad essere consapevoli dell’io come di una realtà mai isolata, ma sempre interdipendente e, in questo rapporto, trovare il proprio equilibrio e la propria originalità».